DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "DTD/xhtml1-transitional.dtd"> Cinismo in ordine sparso

Cinismo in ordine sparso

Cattiveria, cinismo, arroganza: soluzioni all'esigenza di uccidere il buonismo

Eccomi

Blogger: SeemsMatley
Uno che, venendo incontro alle limitate capacità mentali di un suo amico, ha deciso che Muttley si sarebbe dovuto scrivere Matley. Altrimenti la conversazione sarebbe diventata impossibile, e quel bastardo di Yankee Doodle se la sarebbe svignata nuovamente

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martedì, 26 aprile 2005

Sweet home

Ah, volevo dirvi una cosa: cambio casa...
 

Se mi cercate, passate da www.shameless.ws/blog .



Non bussate: entrate, prendetevi qualcosa da bere, e non rompete i coglioni. Insomma, tutto come prima ;)

Postato da: SeemsMatley a 09:13 | link | commenti (14) |

domenica, 24 aprile 2005

25 Aprile

I sette fratelli Cervi: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore, il primo di quarantadue anni, l'ultimo di ventidue; fittavoli d'una fattoria emiliana, furono fucilati il mattino del 28 dicembre 1943, al tiro a segno di Reggio Emilia, da un plotone d'esecuzione fascista.

Al ricordo di questo fatto, certamente uno tra i più tragici della nostra lotta di liberazione, la commozione si appunta su quel numero di sette, sulla tremenda strage familiare, sul dolore di quella madre e di quel padre. Ma non vorremmo che in questo primo spontaneo moto dell'animo si esaurisse la traccia lasciata dal sacrificio dei Cervi, cioè che si trascurasse soverchiati dalla pietà e dall'esecrazione, di conoscere chi realmente furono quei sette fratelli.

Ecco a pochi chilometri da Reggio, tra Campegine e Gattatico, il fondo di Fraticello. Una vasta casa colonica, tra verdi prati da foraggi era ed è la casa dei cervi. Ci vivono ora le quattro vedove e gli undici figli dei Cervi; la vecchia famiglia patriarcale è unita oggi come allora, intorno ad Alcide Cervi, il vecchio Cide, il padre dei sette e intorno alla memoria dei fucilati e della madre, morta di dolore poco dopo.

Quando i Cervi presero in affitto questo fondo, nel 1934, erano una povera famiglia di Campegine, carica di debiti, di bocche da sfamare, con poche bestie; e questo era un terreno poco produttivo, accidentato e pieno di dislivelli. Ma i sette fratelli avevano braccia forti ed idee in testa. Per prima cosa decisero di spianare tutta la campagna. Si misero con dei vagoncini di quelli dei lavori stradali, a caricare terra a trasportarla e distribuirla per il podere. Anche dopo il tramonto i vicini li vedevano andare avanti e indietro con quei carrelli, un po' li prendevano in giro. Il livellamento dei terreni non era ancora diventato pratica comune, allora; i Cervi furono i primi. Appianato, percorso da canali di irrigazione, il loro fondo cambiò faccia in poche stagioni.

"Teste nuove" erano considerati i Cervi nei dintorni; cioè gente che viene fuori ogni momento con qualche idea mai sentita, come quella stalla modello, quell'abbeveratoio razionale, cose imparate sui libri; però la fattoria dei Cervi con tutte quelle idee nuove e tutte quelle schiene sempre al lavoro prosperava di bene in meglio, e l'allevamento di bestiame che misero su in pochi anni faceva invidia a tutti. A casa Cervi i contadini dei dintorni ci capitavano sovente, sempre diffidenti e pronti a criticare ma pur sempre curiosi, e pronti ad imparare quando vedevano che c'era del buono. Frequentarli troppo poteva anche essere pericoloso, perché i Cervi erano "rossi" e non facevano mistero con nessuno della loro avversione per duce, fascio, impero e tutto il resto, ma anche nella previsione degli avvenimenti politici (e, quindi anche dei prezzi dei prodotti e dei concimi e delle merci) pareva impossibile ci azzeccassero sempre. Segno che quella loro mania di leggere i libri, alla sera invece di andare all'osteria, o ai balli, piantati coi pugni sulle tempie a cavarsi gli occhi tutti e sette intorno a un tavolo, qualcosa serviva.
Erano una famiglia fuori dal comune; che i sette fratelli fossero così uniti e in buon accordo era già un fatto fuor dall'ordinario. E ancor più che quest'accordo non si basasse su una disciplina rigida come nelle famiglie patriarcali di campagna simili alla loro (poche ormai ne restavano). Gelindo, il fratello maggiore, era quello che aveva più autorità, ancor più del padre; ma i Cervi erano come una repubblica, e prima di decidere qualcosa ne discutevano tutti insieme, e ognuno diceva la sua, il padre e la madre insieme ai figli, come due di loro.
La coscienza politica era stato Aldo a portarla in famiglia. Aldo da soldato era stato condannato a tre anni di Gaeta, per aver obbedito troppo fedelmente alla consegna. Era di sentinella ad una polveriera, e aveva fatto fuoco verso un'ombra che non aveva risposto al "chi va là"; quell'ombra era di un tenente colonnello che restò ferito ad un dito e lo mandò sotto processo. A Gaeta come in ogni carcere d'Italia, a quel tempo era facile incontrare i comunisti, e Aldo li incontrò. Passò anche per lui "l'Università del carcere"; lesse molti libri, discusse di storia, d'economia, di politica. Tornò a casa, amnistiato, dopo due anni con in testa un sistema di idee ben preciso. Con i fratelli gli fu facile continuare le discussioni del carcere, e procurarsi libri per approfondire i problemi. L'unione tra fratelli diventò anche un'unione tra compagni; e anche il padre - che pure un tempo votava per il Partito Popolare - li seguì nelle nuove idee.
Studiavano la storia d'Italia in cinque grossi volumi d'un popolare testo illustrato; e leggevano Gorki e Anatole France, ma anche Dante e Omero e Virgilio. E' la figlia di Antenore una ragazza di diciannove anni che mi mostra i libri del padre e degli zii.
Sto aspettando il vecchio Cide che non è in casa; è a Reggio a una riunione della cooperativa. "E' sempre in movimento il vecchio - si lamentano le nuore, - a settantasei anni suonati, con qualsiasi tempo, in autobus, a piedi, in bici, al Consiglio comunale, alla cooperativa, o per la campagna…"
Aspettando la Irnes, la vedova di Agostino, mi guida nel tinello che raccoglie i pochi cimeli di quelle vite, i mobili che costruiva Antenore, provetto falegname, i diplomi vinti nelle esposizioni agricole, i libri, le fotografie… Ecco i loro sette volti, magri, ostinati, seri.
Su una delle credenze fatte da Antenore troneggia un mappamondo. Era stato Aldo a comprarlo, il giorno che era andato a Reggio a prendere il trattore. Era un gran giorno per la famiglia; l'azienda andava bene, erano riusciti finalmente a comprarsi un trattore, e Aldo tornò guidando la macchina nuova fiammante, con a bordo quel mappamondo anch'esso nuovo nuovo.
Dopo l'8 settembre casa Cervi diventò un rifugio di soldati sbandati e di prigionieri stranieri fuggiaschi. Ci passarono un centinaio di persone in quei mesi, sovietici, inglesi, un aviatore americano, un tedesco disertore.
L'attività partigiana era agli inizi. Di squadre di pianura non ne esistevano ancora, furono i Cervi ad avere la prima idea. Era Aldo, il più impegnato nella lotta, andò in montagna con una delle prime bande, ai piedi del monte Ventasso, e Agostino col cavallo faceva il trasporto d'armi. Dopo aver disarmato il presidio fascista di Toano, la formazione, isolata e priva di rifornimenti, dovette sciogliersi. Aldo scese a casa e animò le azioni di pianura, il disarmo del presidio di S. Martino in Rio, l'abbattimento di un pilone per l'alta tensione per le fabbriche militari di Reggio, e girava per i paesi trasportando bombe a mano nella cesta delle verdure, eludendo con astuzia contadina le perquisizioni degli sbirri. Che la fattoria fosse un luogo segnalato e pericoloso, era ormai chiaro. Quel via via di fuggiaschi stranieri non poteva non dare nell'occhio. Aldo, che s'era votato nella lotta anima e corpo, non voleva che i fratelli s'esponessero; c'era la campagna da mandare avanti; a far la guerra ai tedeschi e ai fascisti pensava lui, ed era pronto a pagare di persona. Ma era un momento in cui sistemare in un altro posto quei sovietici e quegli inglesi che dormivano nella loro stalla, era un affar serio. Chi se li sarebbe presi, col rischio di farsi bruciare le case dai tedeschi?
Alla fattoria la notte si montava la guardia, fino all'alba. Ma il 25 novembre la guardia era appena smontata, perché era gia chiaro. I fascisti arrivarono a piedi, facendo un gran giro per i campi, con uno spiegamento di forze come dovessero circondare un paese. Quando i Cervi, le donne e i prigionieri sentirono i primi spari, la fattoria era già circondata. Credevano di poter resistere e cominciarono a rispondere dalle finestre con qualche bomba a mano e qualche raffica d'una mitragliatrice che presto s'inceppò. I fascisti diedero fuoco ad un'ala della casa. Il capitano Pilati intimò la resa. Non c'era scampo, i fascisti erano troppi, la casa bruciava. I Cervi uscirono a mani alzate. Furono portati a Reggio, al carcere dei Servi, i sette figli e il padre.
Negli interrogatori Aldo prese su di sè tutte le responsabilità: "Io solo sapevo dei prigionieri, venivano di notte, li facevo entrare io e al mattino se ne andavano; i miei fratelli non sospettavano di niente". Il suo calcolo era quello di salvare i familiari, d'essere fucilato lui solo.
Intanto c'era sempre la speranza di riuscire tutti a scappare, perché tenere in prigione sette, anzi otto tipi della razza dei Cervi non era facile. La serie di tentativi di evasione falliti è troppo lunga da raccontare. Prima con un cucchiaio, poi con un mattone, poi con la connivenza di un secondino, poi collegati ai partigiani che dovevano assaltare la prigione… L'ultimo tentativo era predisposto per il 30 dicembre, quando una parte delle guardie sarebbe stata in licenza per il capodanno. Ma il 27 dicembre.. in un'azione partigiana, venne giustiziato il segretario del fascio di Bagnolo in Piano; a notte si riunì il Tribunale Speciale di Reggio; il 28 mattina i sette fratelli insieme al giovane Quarto Cimurri, un disertore dell'esercito repubblichino che era tra i rifugiati nella loro fattoria, furono passati per le armi. Morirono da "cinici" dissero i fascisti; il che in bocca al nemico, è quanto dire:"da eroi".
Ecco l'ala della casa che bruciò quella notte, ecco la finestra da cui i Cervi risposero agli spari, ecco la stalla in cui si nascondevano i fuggiaschi… . E in quella stalla, appena arrivato di città, mentre senza neppur cambiarsi d'abito ha gia afferrato il forcone e rivolta un mucchio di fieno, incontro il vecchio Cide. E' un ometto basso, nodoso, di parola calorosa e pronta.
"I miei figli? - dice - scrivete questo; che dire uno era come dire sette, e dire sette era come dire uno".
Vorrei dirgli che sotto i suoi occhi, in questa casa, sono avvenuti fatti di importanza storica enorme; lo sviluppo politico e culturale e tecnico d'una avanguardia contadina in pieno fascismo, la nascita di un nucleo di fraternità internazionale in piena guerra, le prime esperienze di nuove forme di lotta partigiana che dovevano poco dopo propagarsi a tutta l'Italia occupata. Ma forse il vecchio Cide non mi intenderebbe. E' una storia familiare, questa, per lui; è un lutto familiare il suo, come quello di tanti che hanno perduto i figli in guerra. Ma tra le vicende che studiavano i suoi figli la sera coi pugni sulle tempie intorno al tavolo nei volumi della vecchia storia d'Italia, questa storia familiare deve trovare il suo posto.

Italo Calvino
da L'Unità
Domenica, 27 dicembre 1953

Postato da: SeemsMatley a 20:33 | link | commenti (4) |

giovedì, 21 aprile 2005

Muttley goes (more) bastard
Si ragionava da queste parti sull'apparire e sull'essere, sul fingere e sulla capacità di reggere alle proprie menzogne.
Difficile? Facile?
Molto dipende da chi hai davanti.
E' come una ricerca di marketing: diventa per me parte integrante di quelle case history che mi fanno sputtanare dalle risate per molto tempo, o che perlomeno mi ricordano quanto io sia tanto una bella persona quanto bastarda e vendicativa. Da soddisfazione, o perlomeno ti rassicura.
C'è chi davanti a queste persone s'incazza, si stufa, taglia. Ma che scherziamo? E lasciare tutto il divertimento all'altro? Manco morto.
Tipo: a me è capitato qualche tempo fa, qualche mese fa. Specialità della casa è il rivoltare la metaforica frittata, e far sentire merda chi desiderava farmi sentire male e/o tale. E' bellissimo. Da una soddisfazione piena, paragonabile solo al leggere gli ultimi risultati elettorali. Più o meno, obvious...
Era una persona che credeva nella mia dipendenza da lei (lei come persona e lei in quanto donna). Forse non aveva calcolato che da qualche metro di lingua, seppur data come e magari dove si conviene, non dipenderò mai.
Le donne si dividono in due categorie: quelle che vogliono, e quelle che abbisognano. Volere è potere si dice, ma per essere vero occorre che l'altro abbisogni, altrimenti...
Portare le persone a rimangiarsi le proprie convinzioni è stimolante, e non ci sono cazzi. Per chi poi è di professione venditore come me, è una necessità ricorrente.
Si diceva: le donne. Vederle lavorarti ai fianchi, per farti loro prima di essere tue, è quanto meno esilarante. Allenarsi a parare i loro colpi per poi vederle cadere sfinite: divertente. Una cosa noto oggi giorno: il risveglio dell'orgoglio nell'uomo. Sempre più uomini dicono no, e loro rimangono spiazzate, deluse, arrabbiate. "Ma come?". Eh già tesoro, mi spiace, ma lo stacco di cosce non mi basta. Giuro, ma cel'hanno anche altre. E pensa: pure aggratis!
Tipo che oggi mi è arrivato un messaggio. Ho vinto io, perchè non me ne frega proprio niente.
Comunque vada, è già stato un successo!

Postato da: SeemsMatley a 16:24 | link | commenti (15) |
manvswoman, cipensavodaunpo

mercoledì, 20 aprile 2005

Fine del Sondaggio


Answers Votes Percent
1. Rinoceronte da letto (opzione bera) 1 4%
2. Marsupiale da coito (opzione animalista) 3 11%
3. Piumone da acrobazia (opzione invernale) 6 22%
4. Cesta da cazzo (opzione misogina) 3 11%
5. Tesoruccio (Lamu' style - opzione mangaaddicted) 1 4%
6. Federica's Enemy (opzione onanista) 3 11%
7. Trottolino amoroso dudu dadada (opzione sadomaso) 2 7%
8. Signora dello scettro (opzione bondage) 6 22%
9. Bella stronza (opzione Masini) 0 0%
10. Amore (opzione illusoria) 2 7%

Dato che continua a rompere le scatole aprendo finestre che non mi portano soldi (ne portassero, cazzi vostri, ma purtroppo...) tolgo il sondaggio, in attesa di trovare altro fornitore adoratore del termine GRATIS.

Si conclude con una inattesa parità tra Piumone da acrobazia (opzione invernale) e  Signora dello scettro (opzione bondage): temo che la prima più votata dagli uomini e la seconda dalle donne...

Ora: che cacchio significa?

Postato da: SeemsMatley a 12:54 | link | commenti (51) |

IL GRANDE RATZINGER

(trovata su di un forum, uffaforum se non sbaglio)


Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Trema,
Il regno delle Tenebre del Male
Dalla Fortezza di San Pietro arriva
Con i pugni teologici
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Tuona
Si scaglia dal sagrato contro il male
Se sei il nemico prega e' gia' finita
La Chiesa batte i denti, c'e'
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (pater noster!)
Ratzinga, Paapaaaa (ostia di fuoco!)

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da se'
Non conosce la paura ne' za italiano ke koz'e'
Lotta, cade, si rialza, sempre vincera'
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (rosario atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama del diavolo!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)

Forte,
Con uno sguardo spacca in due il conclave
Dagli occhi sputa fuori salmi gamma
Non c'e' chi e' forte piu' di te
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa
Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da se'
Non conosce la paura ne' ne' za italiano ke koz'e'
Se hai bisogno puoi invocarlo, con la bibbia apparira'
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (bombe gnostiche!)
Ratzinga, Paapaaaa (luce divina!)
Ratzinga, Paapaaaa (spada teologica!)
Ratzinga, Paapaaaa (sermone perforante!)
Ratzinga, Paapaaaa (incenso atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (pugno teologico!)
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)
Ratzinga, Paapaaaa (ora pronobis!)
Ratzinga, Paapaaaa (acqua santa!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama diabolica!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio rosario!)

Postato da: SeemsMatley a 11:41 | link | commenti (19) |

Ratzinger: ovvero Benedetto XVI
"Sono un umile lavoratore..."
Ci mancava pure il Papa operaio!

Postato da: SeemsMatley a 11:02 | link | commenti (9) |

martedì, 19 aprile 2005

Proposte decenti
- Tra poco arrivo con tutta la cremeria
- io metto la crema, tu porta la panna: per me va bene un Magnum, cercherò di non essere Algida
- O ti accontenti del cornetto cara mia, o vai in Blanco

Postato da: SeemsMatley a 08:42 | link | commenti (33) |
manvswoman

venerdì, 15 aprile 2005

Il duro mestiere di avere una figliA

Questo nasceva come biglietto d'auguri per un novello papà, girato ripreso e modificato per mio fratello ed un caro amico: se avete futuri genitori, credo possa essere utile anche a loro..Perchè le mamme italiane sono apprensive, ma i papà...


Le Dieci Regole Per Uscire Con Mia Figlia:

Regola numero Uno:
Se entri nel mio vialetto e suoni il clacson è meglio che tu abbia qualche pacco da consegnare, perché di sicuro non carichi nulla.

Regola numero Due:
Non toccare mia figlia davanti a me. Puoi guardarla, finché non sbirci nulla al di sotto del suo collo. Se proprio non riesci a tenere occhi o mani lontani dal corpo di mia figlia, vorrà dire che te li dovrò estirpare.

Regola numero Tre:
Sono al corrente che è considerato di moda, per i ragazzi della tua età, l'indossare dei jeans così larghi che paiono caderti dai fianchi da un momento all'altro. Ti prego, non prenderlo come un insulto, ma tu e tutti i tuoi amici siete una manica di idioti. Comunque, voglio essere gentile e di mente aperta in proposito, per questo ti propongo un onesto compromesso: tu puoi arrivare sulla mia porta con la tua biancheria in vista ed i tuoi jeans più larghi di dieci taglie e io non avrò nulla da obbiettare. Comunque, per essere sicuri che i tuoi vestiti restino al loro posto, almeno durante l'appuntamento con mia figlia, prenderò la mia chiodatrice elettrica e te li fisserò solidamente ai fianchi.

Regola numero Quattro:
Sono certo che ti è stato detto che, al giorno d'oggi, fare sesso senza utilizzare un "metodo barriera" di un qualche genere ti può uccidere. Lascia che ti chiarisca il concetto: quando arriverai a pensare al sesso con mia figlia, IO sarò la barriera, e IO ti ucciderò.

Regola numero Cinque:
Si considera normale che, per conoscerci meglio, noi si debba parlare di sport, politica, e altri argomenti quotidiani. Ti prego di non farlo. L'unica informazione che desidero da te è quando pensi di riportare indietro mia figlia sana e salva a casa, e l'unica parola che mi occorre di sentire in proposito è "presto."

Regola numero Sei:
Non dubito che tu sia un ragazzo popolare, con molte opportunità di appuntamenti con altre ragazze. Questo mi va benissimo fintanto che va bene a mia figlia. Quindi, una volta che sei uscito con la mia bambina, continuerai a uscire con lei e nessun'altra finché lei non ti lascerà. Se tu fai piangere lei, io farò piangere te. Molto.

Regola numero Sette:
Mentre te ne stai sul vialetto di casa mia, aspettando che mia figlia appaia, e che quell'oretta e più trascorra, non startene lì a sospirare e lamentarti. Se volevi arrivare in tempo per il film non dovevi prendere appuntamenti. Mia figlia si sta truccando, un procedimento che può richiedere più tempo della tinteggiatura del Golden Gate di S. Francisco. Invece di startene lì a far nulla, perché non fai qualcosa di utile tipo cambiarmi l'olio alla macchina?

Regola numero Otto:
I seguenti posti non sono adeguati per un appuntamento con mia figlia:
• Luoghi dove ci siano letti, sofà, o qualsiasi cosa più morbida di una seggiola in legno.
• Luoghi senza genitori, poliziotti o suore a portata di vista.
• Luoghi dove c'è poca luce.
• Luoghi dove si balla, ci si tiene per mano o dove c'è allegria.
• Luoghi dove la temperatura ambiente è abbastanza calda da indurre mia figlia ad indossare shorts, canottiere, mezze magliette o qualsiasi altra cosa che non sia una tuta da lavoro, un maglione e un eskimo allacciato fino alla gola.
• I film fortemente romantici o a tema sessuale devono essere evitati; i film con motoseghe vanno bene.
• Le partite di Calcio sono ok. Case di persone anziane con proprietari in casa e vivi vanno meglio.

Regola numero Nove:
Non mentirmi. Posso sembrarti un ridicolo ometto di mezz’età ora con pancetta e rughe, poco furbo e sorpassato. Ma per mia figlia, io sono l'onnisciente e spietato Dio del suo universo. Se io ti chiedo dove stai andando e con chi, tu hai solo una possibilità per dirmi la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità. Ho un fucile, una vanga e due ettari dietro casa. Non cercare di imbrogliarmi.

Regola numero Dieci:
Abbi paura. Abbi molta paura. Ci vuole veramente poco per confondere il rumore della tua auto sul vialetto con quello degli elicotteri sulle risaie vicino ad Hanoi. Quando la mia intossicazione da diserbanti torna a farsi sentire, le voci nella mia testa continuano a ripetermi "pulisci il fucile mentre aspetti che riporta a casa tua figlia". E' per questo che quando arrivi sul vialetto di casa mia devi:
1. Uscire dalla macchina con entrambe le mani bene in vista e fischiettando.
2. Dire la parola d'ordine, annunciando con voce forte e chiara che hai riportato mia figlia a casa sana, salva e presto, per poi tornare in macchina.
No non c'è bisogno che entri. Il volto camuffato che vedi alla finestra è il mio.

Qui di mio c'è ben poco: metterei volentieri i nomi di chi l'ha fatto nascere, ma onestamente non li so. Grazie comunque (odio chi scrive e non dice che non è roba sua!)

Postato da: SeemsMatley a 16:50 | link | commenti (21) |

Craaa Craaa
Una fiction calda calda, come il suo cadavere...

Postato da: SeemsMatley a 08:33 | link | commenti (25) |

giovedì, 14 aprile 2005

Tra il dire e il fare c'è di mezzo "E IL"
Stavo pensando di parlarvi della lasagna di spinaci, ma mi son reso conto che al giorno d'oggi si passa di palo in frasca, e quindi continuo a bermi il Thé San Benedetto, sebbene non abbia mai capito perchè alcuni scrivono thé, ed altri addirittura té. Io, nel dubbio, propendo per la prima versione.
Mentre venivo a lavoro stamattina, mi è capitato di incrociare una macchina. Davvero.
Fortunatamente per il calabrone, posso dire che dei calabroni ancora non ce ne sono, altrimenti se lo avessi incrociato lo avrei ucciso. Sono un animalista, io. Mica come con le lepri, che nelle tagliatelle stanno mica male. Invece, le tagliatelle al calabrone non mi ispirano.
Vero è che se ognuno di noi facesse il proprio civico dovere, non si sentirebbe il bisogno degli imbianchini: dare di bianco dovrebbe risultare naturale, mentre questa sciocca società ci impone un autocontrollo tipico di un pechinese, che a me del cane non me lo deve dare nessuno. Al limite una certa E., che però quella volta là ero messo male, e c'ha pure le sue ragioni adesso come ora. E' proprio vero che morto un Papa, si prova a farsene un altro.
Ora provo anche a lavorare, vahhh....

Postato da: SeemsMatley a 08:17 | link | commenti (23) |



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